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Riflessioni

Vivi con entusiasmo.

La gioventù non è un periodo della vita: è una forma del pensiero, è una condizione della volontà, una facoltà dell'immaginazione, una forza pura dei sentimenti, un predominio del coraggio sulla timidezza e della aspirazione di avventura sull'amore di comodità.
 Nessuno diviene vecchio semplicemente perchè vive un certo numero di anni : gli individui invecchiano solo perchè disertano i loro ideali.
Gli anni rendono rugosa la pelle, ma rinunciare all'entusiamo rende rugosa l'anima. Preoccupazione, dubbio, mancanza di fiducia, paura e disperazione, fanno piegare il capo e rigettare nella polvere lo spirito che vuole elevarsi.
 Sia a sessant'anni che a sedici, vi è nel cuore di ogni essere umano l'amore per la meraviglia, la dolce sorpresa delle stelle e delle cose e dei pensieri che assomigliano alle stelle, indomabile sfida agli eventi, l'inesauribile giovanile appetito per il "poi" e la gioia del gioco della vita.
Siamo giovani quanto la nostra fede, vecchi quanto il nostro dubbio; giovani quanto la fiducia di noi stessi, vecchi quanto la nostra paura; giovani quanto la nostra speranza, vecchi quanto la nostra delusione.
Rimarrete giovani finchè il vostro cuore sarà recettivo ai messaggi di bellezza, gioia, coraggio, grandiosità e forza della natura, dall'uomo e dall'infinito.
 Quando tutto sarà a terra, quando il più recondito angolo del vostro cuore sarà ricoperto dalla neve del pessimismo e dal ghiaccio del cinismo, allora e solo allora sarete veramente vecchi.
 Samuel Ullman


Prendendo spunto da questo racconto trovato nel web, dal titolo "Vivi con entusiamo"  e di cui condivido pienamente i pensieri ed il messaggio che reca in sè, deduco che mio padre è proprio vecchio: non tanto per l'età anagrafica e il suo precario stato di salute, ma proprio perchè noto in lui quanto ho evidenziato in corsivo : il suo sguardo spento, preoccupato, voglia di nulla, lasciarsi andare....tutto questo non influisce certo sul miglioramento, cerco di fare il possibile per rincuorarlo, gli dico e mi dico che presto starà meglio, che gli stanno facendo tutti gli esami proprio per trovare il giusto rimedio, ma io so che il suo cuore è stanco, così come il suo umore...parlo, parlo...ma parlo a me stessa? A volte le parole suonano vuote, forse è meglio il silenzio, il non raccontarsi storie, forse la realtà è diversa da ciò che si vorrebbe, forse accettare l'inevitabile fato sarebbe meglio?!
Mi sento persa pure io e forse non so neppure perchè sto scrivendo queste cose, forse perchè voglio convincermi che anche questo periodo passerà e il papà starà di nuovo bene o forse egoisticamente voglio convincermi di ciò per stare io stessa meglio...rileggerò quindi di nuovo questo racconto più volte, onde ritrovare il mio abituale spirito positivo e forza interiore, ne ho bisogno più che mai in questo periodo.

Grazie a tutti per i vostri saluti e pensieri affettuosi rivolti anche al mio papà. Vi abbraccio .

La favola che avrebbero dovuto raccontare da piccole alle bambine

Ciao a tutti! Oggi va decisamente meglio!
La settimana era iniziata  male per via del mio occhio, ma ieri (d'urgenza all'ospedale) mi hanno dato un collirio che sta veramente facendomi bene: ho una congiuntivite, meno male ...risolto il problema, almeno per ora ...poi da ieri pomeriggio ho iniziato  le cure termali a Salsomaggiore, voglio fare alcune foto del posto così poi ve le mostro, non essendo molto distante da me vado avanti indietro nelle ore libere dal lavoro, insomma mi aspettano due settimane un pò pesanti, ma è anche bello andare in auto tra le mie colline in questo periodo autunnale, i colori degli alberi sono spettacolari e non mi pesa il viaggio.

Mi è arrivata per email una favoletta molto carina mandatami da un caro amico...mi piacerebbe sapere se qualcuno la racconterà così ai propri figli o nipoti! Per ora vi auguro buon proseguo di settimana, grazie a tutti per l'interessamento ed i saluti, fa sempre piacere sapere di avervi come amici!

C'era una volta in un paese lontano lontano, una bellissima principessa, indipendente e sicura di sè.
Incontrò una  rana  mentre stava seduta contemplando argomenti ecologici sulle sponde di un laghetto incontaminato in un prato verde vicino al suo castello. 
La rana le saltò in grembo e disse 'Elegante Signora, io ero un bel principe finchè una strega cattiva non mi fece un incantesimo'.
'Un bacio da te, comunque, ed io ritornerò ad essere il bel principe che sono'
E poi, dolcezza, noi ci potremo sposare e mettere su casa nel tuo castello insieme a mia madre.
Dove tu potrai cucinare per me, lavare i miei vestiti, portare nel tuo grembo i miei figli ed esserne per sempre grata.'



Quella sera, mentre la principessa cenava beatamente,  con gambe di rana saltate in padella, con un vino bianco ed una salsa di cipolle ridacchiava e pensava tra sè  :
"col cavolo ! "




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Dedicato a Lina: regina di fiori

Regina di fioriTroppe volte ho scritto di uno dei miei vecchietti, solo in occasione della dipartita da questa terra…ora voglio dedicare un post ad una di loro  che, come me, ama molto i fiori (ed è viva e vegeta!) 

Dedicato a te, Lina: regina di fiori!


Nonostante l’ età , i vari acciacchi e le vicissitudini della vita ti abbiano segnato notevolmente, quando con passo incerto e la schiena incurvata raggiungi il cancelletto, come te traballante, del tuo vasto  giardino, come per incanto e magia tu, Lina, entri nel tuo regno  e ti trasformi in Regina di Fiori! Il tuo passo è più svelto, il tuo volto spesso  sofferente  si distende e sorridi come tornassi bambina:  c’è gioia nel godere della vista degli innumerevoli colori, bellezza   e profumo che ti regalano i tuoi fiori, tu li curi con amore e loro ti ripagano donandoti questa meraviglia ogni anno. Ti costa fatica, lo so, curarli, togliere le erbacce, i fiori e le foglie secche, dare loro acqua, curarli dai parassiti, ma non la senti  quando sei in mezzo a loro. Tu dici che se ti togliessero il tuo giardino saresti morta….allora io ti auguro cara Lina, di continuare ancora tantissimi anni a curarti di loro….anch’essi  senza te morirebbero:  vivete gli uni per l’altra!


Io ti vedo così….Regina di Fiori per sempre !



Questo racconto partecipa alla lodevole iniziativa benefica dei Comicomix (per saperne di più ed aderire anche tu clicca sul banner):






A proposito di iniziative sociali e di volontariato, vi segnalo che  l'Associazione endometriosi sarà presente con le volontarie e il loro banchetto informativo divulgativo, sabato 5 luglio a Fidenza ( PR ) in occasione dell'evento "Notte bianca" e a tal proposito vi invitiamo a guardare questo link http://www.parmadaily.it/Notizie/Dettaglio.aspx?pda=VOL&pdi=13135


Io penso di esserci...spero di incontrare qualche 'splinderiana/o" !!!! :-)

Dedicata soprattutto alle amiche di blog!












Un giorno, una sarta cuciva un vestito mentre stava seduta vicino al fiume.
Improvvisamente, il suo ditale cadde nel fiume. Quando ha urlato con disperazione,
il Signore è apparso e le ha chiesto, "Cara figliola, perche piangi?" 
La sarta rispose che il suo ditale era caduto nel fiume, e ne aveva bisogno per aiutare
suo marito a mantenere la famiglia.  Il Signore immerse la mano nell'acqua e tirò fuori
un ditale d'oro con zaffiri. 



'E' questo il tuo ditale?" chiese il Signore. "No," disse la sarta. Il Signore di nuovo
 immerse la mano nel fiume e tirò fuori un ditale d'oro con rubini. 

'E' questo il tuo ditale?" chiese il Signore. Di nuovo, la sarta rispose, "No."
Il Signore immerse un'altra volta la mano nell'acqua e tirò fuori un ditale di pelle. 


'E' questo il tuo?" chiese il Signore. "Si!" rispose la sarta. Il Signore fu contento
dell'onestà della donna, e le diede tutti e tre i ditali. La sarta tornò a casa felice.  

Qualche anno dopo, la sarta stava camminando con il marito accanto al fiume, quando
lui cadde nel fiume e scomparve fra i flutti. Quando la donna urlò, il Signore tornò
e chiese, "Donna, perche piangi?" La sarta rispose, "O Signore! Mio marito è
caduto nel fiume!"  





Il Signore immerse la mano nell'acqua e tirò fuori George Clooney.

'"E' questo tuo marito??" chiese il Signore. 
"Si!", urlò la donna. Il Signore era furente. "Hai mentito! Non è vero!!"
La sarta rispose, "Perdonami, Signore. C'e' stato un equivoco. Vede, se avessi detto
'no' a George Clooney, avrebbe tirato fuori Brad Pitt."


"E se avessi detto 'no' a lui, avrebbe tirato fuori mio marito. E se avessi, a quel
punto, detto 'si', mi avrebbe dato tutti e tre. Signore, non sto tanto bene di salute,
e non avrei potuto prendermi cura di tutti e tre mariti.
Per QUELLO ho detto 'si' a George Clooney." 

Cosi, il Signore permise alla sarta di tenere Clooney con se'.


Morale della storia: 


Quando mente una donna, è per un motivo giusto e onorevole, ed e' nel migliore
 interesse di tutti. Questa è la nostra versione, e non cambiamo una virgola...

 Firmato,


Tutte le donne





Veronica ed i suoi gatti




Aderendo all'iniziativa del banner di cui sopra,  già descritta qualche giorno fa, posto qui un racconto di vita vissuta, dedicato ad una  94enne davvero speciale ed unica.



Ciao Veronica, in questi freddi giorni te ne sei andata: mi dispiace non essere potuta venire a darti l'estremo saluto, ma troppo tardi ho avuto la triste notizia. Allora ti scrivo questa lettera aperta per ricordarti così come ti ho nella mente e nel cuore.
Ti ho conosciuta qualche anno fa e mi colpì molto la tua dimora così umile e fuori dal tempo, un pò come te! Nè riscaldamento (solo una vecchia stufa a legna), nè acqua calda (la scaldavi ancora nelle pentole sul fuoco), la stanza da letto e il bagno fuori dalla casa, bisognava salire una scala esterna, il caos regnava sovrano, un'infinità di gatti...ovunque...dividevano con te il cibo, gli avanzi rimasti sulla tavola, il letto, il divano, la tua casa era la loro casa.
Quando ti chiesi come si chiamavano tu mi risposi semplicemente "Mirco"...ma come, ti dissi: "Uno, Mirco, ma gli altri?" - "No, tutti Mirco, così quando ne chiamo uno arrivano tutti!"- così mi risposi, sorridendomi con quella bocca sdentata, ma un sorriso che ti veniva dal cuore e ti illuminava il volto rugoso, dandoti le sembianze di una Veronica ancora così fanciullina e genuina!  Cara, dolce Veronica, che scordavi dove mettevi le cose, che uscivi di casa con le scarpe rotte, col grembiule rattoppato, ma sempre ben disposta verso gli altri !
Quando poi la situazione fu insostenibile, ti costrinsero ad entrare nel ricovero, tu non volevi abbandonare la tua vecchia casa, i tuoi gatti...ma non si poteva fare diversamente e gli ultimi due anni li hai trascorsi lì. Quando ti venivo a trovare il tuo sorriso era spento e mesto, quasi assente, a volte mi riconoscevi, a volte no...eri in quel posto lindo e pulito, come te, del resto, con la messimpiega ed i vestiti sempre in ordine, i pasti e le medicine somministrati regolarmente, dividendo la giornata con tutte quelle persone con le quali poco o nulla parlavi...parlavi di più un tempo con i tuoi gatti: chissà quante volte avrai pensato a loro, quante volte avresti voluto essere nella tua vecchia casetta, chissà cosa pensavi, mascherando tutto con quel sorriso nel quale non ti riconoscevo più...
Addio cara Veronica...o, meglio, arrivederci! Un giorno ti saluterò di nuovo e, sono certa, mi sorriderai circondata dai tuoi amati gatti.   


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Riflettiamo...

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Ricevo da un'amica questa bella metafora che trovo molto veritiera: vorrei condividerla con voi e sapere anche il vostro punto di vista. Siete d'accordo?!

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto:  «Sono cieco, aiutatemi per favore»

Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un'altra frase.
Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote.
Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato.
Il pubblicitario rispose: "Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo".
Sorrise e se ne andò.
Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:
"Oggi è primavera e io non posso vederla"

Morale.
Cambia la tua strategia quando le cose non vanno molto bene e vedrai che poi andrà meglio.

Se un giorno ti verrà rimproverato che il tuo lavoro non è stato fatto con professionalità, rispondi che l'Arca di Noè è stata costruita da dilettanti e il Titanic da professionisti....

Rosa

Ho scritto alcuni racconti per diletto, a suo tempo pubblicati anche da un quotidiano locale: inizio col proporvene uno per avere un vostro giudizio.




Quella mattina Rosa si alzò stranamente pervasa da una sottile euforia, come da anni non le capitava, il cuore le suggeriva che sarebbe stata la sua giornata fortunata, il suo momento, forse avrebbe trovato l’amore che da tempo sognava, chissà…la sensazione era sempre più netta, sentiva uno strano presentimento, doveva assecondare ciò che il cuore e la mente le suggerivano…per cui, forte di ciò, si lavò, si vestì e dopo un caffè, qualche biscotto, si sentì pronta ad affrontare tutto ciò che la giornata le avrebbe riservato… Sulla soglia dell’uscio ebbe un ripensamento…di colpo l’euforia stava svanendo: “ ma no…-pensò-…è solo un piccolo attacco di paura, di panico, di essere delusa ancora una volta dalle aspettative, no, oggi è il mio giorno, devo reagire non posso sfuggire al destino (lo prevedeva anche l’oroscopo), se fosse proprio la giusta occasione…se non esco e l’affronto non lo saprò mai, poi me ne pentirei, lo so, forza, un bel respiro, un po’ di autostima, pensa positivo…vai Rosa!!!”


Ecco fatto….finalmente esce, prende il bus, raggiunge il centro della città ed inizia a camminare, soffermandosi di tanto in tanto a guardare le vetrine dei tanti negozi ma, onestamente, non era tanto la merce esposta ad interessarla…cercava di non darlo a vedere, ma osservava con interesse ogni uomo che incrociava o intravedeva sul suo cammino, cercando di capire se anche lei fosse oggetto di interesse da parte loro, ma no, la guardavano solo per scansarla, come fosse un intralcio sul marciapiede, un oggetto da evitare sul loro frettoloso cammino…lo sapeva Rosa di non essere bella, ma quel giorno stranamente questa sua convinzione era mutata, si sentiva ‘bella’ ma a quanto pare gli altri, o meglio, gli uomini, non sembravano proprio accorgersene… la sua dose di autostima e di rinnovata positività stava svanendo e pensò che si era sbagliata, che non era la giornata fortunata, che si era illusa, che se lo era immaginato, era quello in cui voleva credere e basta….la sua espressione sconsolata si rifletteva in una vetrina che, oltre al viso corrucciato e triste, le rimandava l’immagine di una ragazza un po’ in soprappeso, i capelli ispidi raccolti in una coda di cavallo, gli occhiali da vista appoggiati su un naso troppo lungo, vestita con jeans scoloriti ed una maglia informe nera (il nero smagrisce…), la borsa sportiva bianca e nera, scarpe da ginnastica consunte dall’uso: ma come poteva pensare di farsi notare, come poteva pensare di competere con le filiformi ragazze che le passavano accanto vestite all’ultima moda, coi lunghi capelli biondi, coi tacchi alti che le rendevano ancora più alte e statuarie?…Come poteva pensare lei, così scialba e semplice, di poter ricevere uno sguardo interessato da parte in un uomo? Come aveva, quella mattina, potuto illudersi di un miracoloso incontro?


Mentre era assorta in queste riflessioni su se stessa, non si era accorta che due grosse lacrime stavano scendendo sulle sue paffute gote. All’improvviso giunge una voce: “Signorina, sta male? Ha bisogno d’aiuto?…Tenga un fazzolettino di carta..”


“ Ma sta dicendo a me?…”  pensa volgendo il capo verso la voce e, con lo sguardo velato dalle lacrime, vede accanto a se un ragazzo che le porge un fazzoletto di carta: il suo sguardo interrogativo e apprensivo la scrutano, attende una risposta …” si grazie per il fazzoletto, non è nulla, sto bene grazie, non è nulla, davvero…” accenna ad un sorriso per non preoccuparlo ulteriormente e solo ora si accorge che anche lui le sta sorridendo, è un uomo su per giù della sua età, anche lui rotondetto, con gli occhiali da vista, vestito coi jeans ed una felpa sportiva che certo non mette in mostra un fisico da ‘palestra’….lui si presenta, si chiama Giovanni, lì accanto c’è un bar e le chiede di andare a prendere qualcosa insieme, se le va, naturalmente,…ma certo che le va, si sente improvvisamente meglio, di nuovo avverte la strana sensazione con cui si era svegliata al mattino. Prima di attraversare la strada con Giovanni, si specchia frettolosamente nella vetrina e vede l’immagine di una sorridente ragazza che non è poi così male…


Riflesso

Lassù sulla montagna!


Questo racconto mi è molto piaciuto e si riflette, a partire dal titolo per finire con la morale, con il mio modo di vedere le cose e rapportarmi alla VITA, per cui ve lo propongo molto volentieri....


Un padre e un figlio passeggiano su un sentiero tra le montagne. Improvvisamente, il figlio perde l’equilibrio, cade, si ferisce e grida:
"AAAhhhhhhhhhhh!!!"
Con sua massima sorpresa, il ragazzo coglie una voce, proveniente da qualche parte della montagna: "AAAhhhhhhhhhhh!!!"
Curioso, si mette a gridare: "Chi sei?"
E riceve la risposta...: "Chi sei?"
E allora urla di nuovo alla montagna: “L’ho chiesto prima io!”
La voce risponde: “L’ho chiesto prima io!”
Arrabbiato per la risposta, urla: “Codardo!”
E riceve la risposta: “Codardo!”
Il ragazzo guarda il padre e chiede: “Papà, che sta succedendo?”
Il padre sorride e gli dice: “Figlio mio, fai attenzione...”
E l’uomo si mette a gridare: “Sei un campione!”
La voce risponde: ““Sei un campione!”
Il ragazzo è sorpreso, ma non comprende.
Allora il padre gli spiega: “La gente la chiama ECO, ma in realtà questa è la VITA. Ti restituisce qualsiasi cosa dici o fai.

La nostra vita è semplicemente un riflesso delle nostre azioni.
Se vuoi più amore nel mondo, crea più amore nel tuo cuore.
Se vuoi più fiducia dal tuo prossimo, sii degno della fiducia altrui.
Questa relazione si applica a tutto, in ogni aspetto della vita.
La vita ti restituirà tutto quello che tu gli hai dato.

La tua vita non è una coincidenza, è il riflesso di te stesso. 


 (da www.rivelazioni.com) (foto Fiore)

Il Paradiso

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Un uomo camminava per una strada con il suo cane. Si godeva il paesaggio, quando ad un tratto si rese conto di essere morto.
Si ricordò quando stava morendo e che il cane che gli camminava al fianco  era morto da anni. Si chiese dove li portava quella strada.
Dopo un poco giunsero a un alto muro bianco che costeggiava la strada e che sembrava di marmo. In cima a una collina s'interrompeva in un alto arco  che brillava alla luce del sole.
Quando vi fu davanti, vide che l'arco era chiuso da un cancello che sembrava di madreperla e che la strada che portava al cancello sembrava di oro puro.
Con il cane s'incammino verso il cancello, dove a un lato c'era un uomo seduto a una scrivania.
Arrivato davanti a lui, gli chiese: - Scusi, dove siamo?
- Questo è Il Paradiso, signore, - rispose l'uomo.
- Uao! E non si potrebbe avere un po' d'acqua?
- Certo, signore. Entri pure, dentro ho dell'acqua ghiacciata.
L'uomo fece un gesto e il cancello si aprì
- Non può entrare anche il mio amico? - disse il viaggiatore indicando il suo cane.
- Mi spiace, signore, ma gli animali non li accettiamo.
L'uomo pensò un'istante, poi fece dietro front e tornò in strada con il suo cane.
Dopo un'altra lunga camminata, giunse in cima a un'altra collina in una strada sporca che portava all'ingresso di una fattoria, un cancello che sembrava non essere mai stato chiuso. Non c'erano recinzioni di sorta.
Avvicinandosi all'ingresso, vide un uomo che leggeva un libro seduto contro un albero.
- Mi scusi, - chiese. - Non avrebbe un po' d'acqua?
- Sì certo. Laggiù c'è una pompa, entri pure.
- E il mio amico qui? - disse lui, indicando il cane.
- Vicino alla pompa dovrebbe esserci una ciotola.
Attraversarono l'ingresso ed effettivamente poco più in là; c'era un'antiquata pompa a mano, con a fianco una ciotola.
Il viaggiatore riempì la ciotola e diede una lunga sorsata, poi la offrì al cane. Continuarono così finchè non furono sazi, poi tornarono dall'uomo seduto all'albero.
- Come si chiama questo posto? - chiese il viaggiatore.
- Questo è il Paradiso.
- Be', non è chiaro. Laggiù in fondo alla strada uno mi ha detto che era quello, il Paradiso.
- Ah, vuol dire quel posto con la strada d'oro e la cancellata di madreperla? No, quello è l'Inferno!
- E non vi secca che usino il vostro nome?
- No, ci fa comodo che selezionino quelli che per convenienza lasciano perdere i loro migliori amici.


Questo bellissimo e significativo racconto che ho 'preso'  dal blog di Rocco54 ( http://rocco54.splinder.com/ ) e foto dal blog di Mario (http://maidiremai21.splinder.com/ )- ringrazio entrambi - mi ha molto colpito per la morale che racchiude in sè: mai abbandonare gli amici, nè per convenienza, nè per comodo, nè al momento del bisogno...siano essi umani o animali !


Approfitto oggi allora  per suggerire a tutti coloro che amano gli animali, di seguire il blog  okanimali (blog di Aleti al quale collaboro), ove oltre agli appelli di  tanti 4zampe abbandonati da adottare,  troverete tante notizie e aggiornamenti utili sugli animali, petizioni a cui aderire e nel quale potete anche far mettere le foto dei vostri amici 'pelosi' (ma anche pesci, cavalli, tartarughe etc etc). 


  (clicca sul bannerino ed entra nel blog!)

Una storia per riflettere...

Nel mondo dei blog c'è di bello la diversità, la scelta: ce ne sono di tristi, di allegri, di ottimisti, di pessimisti... politici, romantici, dark, poetici, diari giornalieri, ma comunque hanno tutti in comune  la voglia di comunicare qualcosa. Ma tra loro ci sono anche persone che soffrono e vogliono condividere con altri la loro disperazione, il loro dolore, cercando conforto, sfogo, una parola buona, un'esperienza comune o forse per tramutare le lacrime in parole e farle cadere sui tasti del computer, affinchè vengano asciugate da qualcuno che le recepisca...chissà....


A questi ultimi dedico in particolare questo racconto, che mi ha molto colpito per la sua saggezza e come messaggio di speranza  a coloro che soffrono, sia per pene d'amore che fisiche...



Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d'ospedale.
A uno dei due uomini era permesso mettersi seduto sul letto per  un'ora ogni pomeriggio per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo.
 Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza.
 L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
 Infine i due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore.
 Parlarono delle loro mogli e delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto.
Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra.
L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto.
Le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro barche giocattolo.
Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori diogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza.
Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi ed immaginava la scena.
In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando.
Sebbene l'altro uomo non potesse vedere la banda, poteva sentirla con gli occhi della mente così come l'uomo dalla finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno.
L'infermiera diventò molto triste e chiamò gli inservienti per portare via  il corpo.
Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra.
L'infermiera fu felice di fare il cambio, e dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo. Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere per la prima volta il mondo esterno.
Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra vicino al letto.
Essa si affacciava su un muro bianco.
L'uomo chiese all'infermiera che cosa poteva avere spinto il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra.
L'infermiera rispose che l'uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.
"Forse, voleva farle coraggio." disse.




Epilogo: vi è una tremenda felicità nel rendere felici gli altri, anche a dispetto della nostra situazione.
Un dolore diviso è dimezzato, ma la felicità divisa è raddoppiata.
Se vuoi sentirti ricco conta le cose che possiedi che il denaro non può comprare.
L'oggi è un dono, è per questo motivo che si chiama presente.
 

Cambiare rotta

Ecco un raccontino divertente da www.rivelazioni.com :


Una nave da guerra aveva navigato e fatto esercitazioni militari per giorni e giorni in acque agitate. Il capitano, preoccupato dalle condizioni meteorologiche in peggioramento, si era messo sul ponte in modo da poter sovrintendere tutte le attività.

Una sera, appena dopo il tramonto, la vedetta sul ponte iniziò a gridare: “Capitano, c’è una luce a babordo!” “E’ fissa o si sta muovendo?” chiese il Capitano. La vedetta confermò che la posizione della luce era stabile il che significava che la nave da guerra era in evidente rotta di collisione con l’altra imbarcazione.

Il Capitano chiamò l’uomo delle comunicazioni: “Segnala all’altra nave il seguente messaggio – ‘Siamo in rotta di collisione. Suggerisco che cambiate rotta di 20 gradi a nord’” La risposta dell’altra nave fu: “Cambiate voi la rotta di 20 gradi sud”.

Innervosito dall’arroganza della risposta, il Capitano disse: “Comunica alla nave il seguente messaggio: ‘ Io sono il Capitano, e vi chiedo di cambiate rotta di 20 gradi nord’”. “Io sono un guardiamarina semplice” fu la risposta “e voi fareste meglio a cambiare rotta di 20 gradi sud”.

A questo punto il Capitano era veramente furioso. Gridò: “Invia questo messaggio ‘Comando una nave da guerra. Vi ordino di cambiare rotta di 20 gradi a nord’”. La luce intermittente che tornò come risposta comunicò: “Io sono il faro”. Il Capitano cambiò rotta.


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